La neve m'invecchia
Il tempo m'è passato sopra senza che me ne rendessi conto. Ho sempre vissuto i miei anni senza pretendere in cambio più di quel che offrivano. A 5 anni la scuola, a 9 la comunione, a 16 anni non ho smaniato per il motorino perché a 18 m'avevano promesso la patente, poi la maturità, l'università, la laurea, il cambio di città, ogni cosa a suo posto e col fucile sempre pronto a offendere, difendere e conquistare, come un bravo soldatino.
Ma quando cammino (sì, lo so che non si comincia un paragrafo con il MA, ma questo è il mio blog!) per le strade di Trento, deliziosamente innevata - tra chi brontola perché la neve in città è un gran casino e tra il fuoco incrociato di quelli che, fortunatamente, se ne fregano e giocano a pallate tra 'na macchina e l'altra - mi accorgo che a 30 anni questa neve tanto amata in realtà mi fa sentire grande, cresciuta, vecchia.
...
Quando le scuole chiudono tu vai al lavoro comunque.
Quando vedi i figli del vicino correre verso la prima vigna per slittare e sussurri BEATI LORO.
Quando fiocca, alla fermata del bus borbottano accigliati UHM! GUARDA QUI QUANTA NE FA!! AH! SICURAMENTE IL CENTRO SARA' TUTTO BLOCCATO! e ti tengono alla larga perché invece tu nel frattempo hai iniziato ad appallottolare un candido pupazzetto da tenere in mano.
Quando passi per strada vicino a ragazzini schiamazzanti e impanati di gelo e quelli si zittiscono di colpo perché hai l'età (forse l'autorità?) della loro mamma, ma in realtà non sanno quanto daresti per essere la loro compagna di giochi.
Quando ti preoccupi di spalare la neve dalla macchina e pensi che anni prima quella così lì la faceva solo tuo padre.
Quando torni a casa e micia ti corre incontro per l'ambata serale di coccole&pappa, accendi l'albero e pensi alla famiglia.
Quando ti commuovi al pensiero che sarà il primo natale senza tua nonna, che all'inizio dell'inverno ti chiedeva sempre se a Trento nevicava e diceva CHISSA' QUANTO SARA' BELLO..., e finisci di cenare tra le lacrime.
E quando tutto questo accade in un giorno solo...
... abbassi le armi, sorridi e ringrazi gli Dèi per averti regalato ancora una nevicata.
categoria:pensieri sparsi
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Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo, chi osa di più non lo è.







Il Bibliotecario, Giuseppe Arcimboldo, 1566.








Mi hanno affiancato un nuovo stagista. Davvero carino, simpatico, di poche parole e fortunatamente c'ha la testa sulle spalle, poi ci mettiamo anche che è violinista e facciamo il ricciolo al pacchetto! 





Se l'ira è il peggior nemico della salute, il ridere è il miglior alleato. Infatti ridere è una ginnastica psichica, fisica, mentale ed emotiva.
Durante una crisi di riso, succede un vero e proprio miracolo fisiologico. Nel riso si impegnano più di 60 muscoli, per piangere ne usiamo meno di 20.
Si modifica la respirazione, si usa il diaframma (pochi lo fanno normalmente), si rinnovano le riserve di aria nei polmoni (come durante lo sbadiglio).
Si mobilitano le fasce muscolari più profonde (semi involontarie), soprattutto del ventre, creando un tonificante automassaggio rilassante.
Il cervello si "distrae", i pensieri negativi perdono il loro potere paranoico, la mente si distende, la vita sembra migliore.
Come il sonno, il ridere migliora la capacità del cervello di pensare lucidamente, scioglie la paura, esorcizza i cattivi pensieri.
Infine il ridere è un atto filosofico, un atteggiamento verso la vita. Crea una coscienza diversa del proprio rapporto con la vita e con la morte.
Ingenera il sospetto che sotto le apparenze, il mondo sia diverso, suggerisce altri valori esistenziali.
Per questo ridere è zen. Anzi, come dicono alcuni maestri, ridere è lo ZEN."